Un patrimonio culturale marittimo di eccezionale ricchezza
Il riparo offerto dalla baia di Saint-Florent alla navigazione l'ha resa un polo dell'attività marittima in Corsica fin dall'antichità.
A tal titolo, la città fiorentina ha svolto il ruolo di porta aperta sul mondo esterno; è stata un luogo di scambi culturali e commerciali tra le diverse civiltà mediterranee.
Di fatto, fu anche testimone delle guerre che dilaniarono le nazioni europee, e la sua baia, teatro di spietati combattimenti navali.
Oggi, i relitti e i resti archeologici che giacciono sul fondo della baia ricordano la ricchezza di questo passato turbolento.
Conosci i resti del nostro patrimonio culturale?
Lo sapevi?
Due associazioni lavorano da una quindicina d'anni alla ricerca e alla valorizzazione di questo patrimonio sottomarino:
- Gli Amici degli Agriati
- le Centro di Studi in Archeologia Nautica - CEAN
Quest'ultimo è stato all'origine di una scoperta eccezionale: le reliquie della Mortella. Si tratta di galeoni armati risalenti al XVI secolo, affondati sul fondo della baia.
Storia
Un programma di ricerche storiche è condotto dal CEAN negli archivi francesi, italiani e spagnoli con lo scopo di precisare l’origine dei relitti e di ricollegarli a un evento storico. A questo compito partecipano diversi ricercatori, tra cui uno storico della Corsica, A.M Graziani. Questo lavoro ha portato a privilegiare l’ipotesi che i naufragi deriverebbero dallo scontro navale del dicembre 1555 tra la flotta spagnola di Alonso Pimentel, composta in buona parte da navi alleate genovesi, e la flotta francese del barone Paulin de la Garde.
Il testo di Marcantonio Ceccaldi (1520-1560)
Cronista della Corsica contemporaneo ai fatti ci offre un racconto dell'episodio. Egli riferisce che il barone de la Garde proveniva da Civitavecchia con diverse galee si era rifugiato nella baia di San Fiorenzo per mettersi al riparo da una tempesta, e che una flotta spagnola di una decina di navi che trasportava viveri e truppe a Genova vi si rifugiò per la stessa ragione.
Essendo la Spagna e la Francia in guerra, il combattimento diventa inevitabile e si conclude con la perdita di due navi spagnole che vengono affondate dalle galee francesi.
La cronaca della battaglia di Adrien Richet
Nel XVIII secolo, un testo epico dello storico Adrien Richet racconta l'evento nel modo seguente: Il racconto della battaglia di Adrien Richet.
«Quando il barone ebbe compiuto la sua missione (condurre 2 cardinali francesi a Roma)… trovandosi all’altezza di Civita-Vecchia, porto di mare d’Italia, nello stato della chiesa, fu sorpreso da una violenta tempesta che disperse le sue galee e gettò quella che comandava con un’altra sulla spiaggia di San Fiorenzo nell’Isola di Corsica. Egli avvistò ventiquattro grandi vascelli spagnoli che erano stati battuti dalla tempesta e che si erano ritirati sulla stessa costa, a poca distanza da San Fiorenzo… Il barone de la Garde, abituato a combattere non appena ne avesse avuto l’occasione, desiderava attaccarli, ma le sue forze erano troppo disuguali perché potesse sperare nella vittoria; aveva solo due galee, le altre quattro erano state separate da lui, come abbiamo detto.
Vedendo che il coraggio non era sufficiente in tale congiuntura, decise di usare l'astuzia, issò prontamente il vessillo dell'imperatore, inviò un brigantino a dire agli spagnoli che la principessa Anna, moglie di Ferdinando re d'Ungheria, fratello di Carlo V, era a bordo e che la trasportava in Spagna dove sarebbe stata al sicuro durante la guerra che l'imperatore e suo marito sostenevano contro la Francia e i turchi; che era loro dovere salutarla con tutta la loro artiglieria. Gli spagnoli caddero nella trappola che il barone tendeva loro: si affrettarono a far fuoco con tutti i loro cannoni. Subito il barone rimise il vessillo francese e li attaccò così prontamente che non ebbero il tempo di ricaricare i loro cannoni.
Affondò due delle loro navi più grandi, depredandone quindici che erano cariche di ricchezze. Il resto della flotta si salvò a forza di vele e remi. Incatenò i soldati e i marinai che si trovavano sulle navi che aveva catturato.
La filosofia non era ancora arrivata al grado in cui è: alla corte si approvò, si ammirò persino l'astuzia del barone, e si rise dell'imprudente credulità degli spagnoli; oggi si riderebbe di una simile semplicità ma si biasimerebbe l'inganno del barone de la Garde.